domenica 30 settembre 2012

Per la sola ragione del viaggio, viaggiare.


L’amicizia tra donne esiste?
No. Non lo so. Non credo.

Oggi me ne stavo in macchina, seduta al volante. Al mio fianco Manu. Dietro la mia sorella Lucertola Laura e al suo fianco svaccata come una che ha appenda fatto il record del mondo alla Ciclolonga, Vale. Noi quattro. Alla radio Baglioni abbaiava “Mille giorni di te e di me ... Ti presento, un vecchio amico mio, il ricordo di me ... per sempre, e per tutto quanto il tempo, in quest'addio ... io m'innamorerò di te!” e sempre noi quattro ululavamo come lupe stonando con giusta grazia sulle note più lunghe, su quelle più corte, sui toni bassi e su quelli alti. Stonando, con grazia e consentitemi, maestria! Sembravano quei film americani on the road … un gruppo di amiche, complesso ma ben assortito, con contraddizioni e difetti che si compensano, pronte verso l’avventura che si staglia contro il cielo.

Ma la vita non è un film. Lo dice anche Ax. Quando ancora stava con Jad. Quando ancora erano Articolo 31. “31!”. E allora ci possiamo fidare. La vita non è un film. Tanto meno un telefilm. Qualche volta ammetto di aver pensato che avremmo potuto essere le quattro “Sex & The City” della bassa. Ma né Pandino, né Crema, né Lodi erano abbastanza City. Né il Bar della Piazza, Le due lune , il Brasilian Pub o il Las Vegas con l’immancabile Karaoke del Martedì sembrano i locali più fashion di Manhattan. E la Fragolita non assomiglia certamente al Cosmopolitan. In più io non sono Carrie, Laura non è Miranda, NESSUNA è abbastanza Samantha e alle Charlotte siamo allergiche. No, noi quattro possiamo essere tante cose ma non siamo né un film né un telefilm.

Innanzitutto noi quattro siamo femmine, donne, ragazze. “Chiamami come ti piace, scegli un nome datti pace, tanto io non cambio!”. E siamo diverse. Totalmente diverse. Abbiamo contraddizioni da vendere e difetti che ci riempiono gli armadi insieme alle magliette da caccia e alle tute da scazzo. Ma non siamo complementari. Non ci compensiamo a vicenda. Noi siamo “strane”, come direbbe un bel pandinesino D.O.C. Non siamo abbastanza “alla moda” per essere standard, né abbastanza sfattone per gli alternativi. Noi non andiamo in bagno in due per chiacchierare o truccarci o scambiarci opinioni sulla serata. Noi andiamo in bagno in due per tenerci a vicenda la porta del cesso che è quasi sempre rotta, andiamo in due perché non abbiamo mai i fazzoletti, andiamo in due perché se ad una scappa un po’ d’aria le piace condividerla con l’altra. Noi abbiamo scelto campi d’azione diversi, carriere diverse, progetti di vita, a volte comuni, altre diversi. Per fortuna, perché noi non litighiamo. Noi ci scanniamo. Ci affrontiamo quasi sempre a viso aperto. Alziamo la voce. Portiamo rancore. Mangiamo tensione. Diciamo le parolacce. Sbattiamo giù i telefoni. Piangiamo se ci sentiamo offese, a volte feriamo con l’intenzione di ferire, altre giriamo la testa e ci chiudiamo per impedire ad un‘altra di ferirti ancora. Ci difendiamo con le unghie, con i denti, con le parole difficili, con le accuse sibilate, con i lunghi silenzi e con l’indifferenza. Noi siamo lontane kilometri, a volte siamo lontane giorni interi. Io sono al 10 del mese scorso, Vale al 25 del successivo, Laura e Manu immancabilmente all’oggi ma la prima è alle 16.00, l’altra alle 9.25. Eppure noi non abbiamo mai le spalle fredde. Perché le altre anche quando siamo arrabbiate, deluse, amareggiate, isteriche o solo stanche ce le coprono. Anche se non lo sappiamo. Anche se non lo diciamo. Anche se non lo ammetteremo mai.

Noi quattro in macchina. Milioni di stupidi ricordi e milioni di cattiverie. Noi quattro che scattiamo come molle impazzite. Noi quattro che passiamo dalla battuta alla rissa con la stessa velocità con cui Flash Gordon si fa una sega. Noi quattro che stiamo un po’ su Venere, un po’ su Marte. Noi quattro che se una piange le altre offrono fazzoletti e spalle. Noi quattro e l’eco delle nostre risate. Noi quattro e le cazzate.

L’amicizia tra donne esiste?
Non lo so, ma oggi in macchina, consapevole di ogni limite e di tutte le contraddizioni, per un attimo ho pensato che ne valeva la pena. Indipendentemente dalle immedesimazioni con i telefilm. Indipendentemente dalla finzione di sorrisi sottovuoto o dalle apparizioni in società. Indipendentemente dall’accostamento maglietta da porca e scarpe da ginnastica. Indipendentemente da tutti gli schemi di accettabilità paesana.
Lì c’eravamo noi.
E anche se siamo un po’ un colabrodo perché facciamo acqua da tutte le parti, siamo un bellissimo colabrodo.
E tutto il resto vada a Fanculo. Proprio come diremmo all’unisono, noi quattro.

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