Prologo.
La verità è che
sono arrabbiata. Così arrabbiata da
sentirmi la testa in fumo e le gambe molli. Mi sembra di non avere
abbastanza corpo per contenere la rabbia. Di non avere pelle a sufficienza.
Sembra che la rabbia esca. Come gli spifferi che entrano sibilando dalle
finestre. La rabbia esce dal mio corpo. Come Ken Shiro circondato dalla sua
aurea di un azzurro fluorescente. Non importa se non di vede. Io la sento
uscire, sento che mi sfugge, sento che non la posso controllare. E non va bene.
La rabbia mi possiede e io non ho la possibilità di arginarla. Posso frantumare
la terra ad ogni mio passo. Posso spostare le persone che incrocio per strada
senza toccarle. Posso fermare gli insetti nell’aria. Posso scansare il vento.
La rabbia mi fa fare cose inumane. Mi fa venire voglia di strappare lo spazio
tempo e rifugiarmi in un altro posto. Lontano. Lontano dalla rabbia. Ma la
rabbia di ora è più forte. È radicata. È cattiva. È vendicativa.
La verità è che
non capisco. O forse dovrei dire non capisco più. Si è meglio. Non capisco più.
Perché prima capivo. La paura. Negli altri. La sentivo. La vedevo. La
riconoscevo. L’annusavo. E la sfuggivo. Potevo farlo perché sapevo ogni cosa
della paura. La conoscevo perché ce l’avevo addosso. Nella pelle. Nella carne.
Nel sangue. Nella saliva. La paura mi possedeva. Ma andava bene così. Vivevo
con lei come con una fedele compagna. Oggi invece è cambiato qualcosa. Vedo
ancora la paura. La percepisco. Ma non la sopporto più. Mi acceca, mi asfissia.
Desidero morderla. Graffiarla. Ferirla. Strapparla dal corpo di chi ho davanti.
La paura mi urta l’anima. Mi costringe a digrignare i denti. Ad alzare la voce.
Non la capisco più.
La verità è che
ho imparato a conviverci. Non con la rabbia. Ne con la paura. Ho imparato a convivere
con il caos che mi possiede. Ho imparato a vivere. Non sopra le righe. Nemmeno
sotto. Nemmeno a destra. E nemmeno alla mia amata sinistra. Ho imparato a
vivere accentando il fatto che le righe per me non esistono. Ho imparato a
scrivere, a disegnare, a ridere, a piangere, ad amare e ad odiare senza righe.
Ho imparato a rispettare lo spazio del foglio infinito e bianco che mi è stato
messo davanti da bambina. Ho imparato che gli equilibri per me non esistono.
Che la calma sarà solo una parola. Che le mezze misure non mi apparterranno
mai. E che non posso scappare da me stessa.
La verità è che
a volte non è facile. A volte, solo a volte, lo giuro. Vorrei avere ambizioni
standard. Sogni codificati. Progetti approvati dalla coscienza comune.
Atteggiamenti prevedibili. Parole abusate. Pensieri accettabili. E allora mi
prende ancora la paura. Mi prende le gambe e le braccia. Mi prende come un
amante egoista che finisce in 5 minuti per soddisfare il suo bieco piacere
carnale. Mi prende e mi lascio prendere. E la mia resa mi fa arrabbiare. Di
quella rabbia così devastante da sentirmi
la testa in fumo e le gambe molli …
Capitolo I.
Ned ha 27 anni
ed è bello. Bello da togliere il fiato. Bello da sconvolgere. Bello al punto
che tutto gli è dato. E tutto gli è concesso. Ned è bello e lo sa. Gira per il
suo paesello di provincia come un sovrano. Come il Re Sole. Ned indossa solo
abiti firmati e griffati. Ned non segue mai la moda. L’anticipa. Ned si siede
al Bar dei V.I.P. con il suo crocchio di amici scelti e belli. Almeno come o
quanto lui. Di più sarebbe impensabile. Ned ha un buon lavoro. Ha abbastanza
soldi. Ned ha una bella macchina, un bel cane e un bel pusher. Solo coca, solo
roba buona e solo la domenica, dopo la messa. Ned esce solo con un certo tipo
di ragazze. Quelle magre, intanto. Capelli lisci, ordinati, sempre. Il trucco
perfetto. Mascara, ombretto, rossetto e fondotinta. Molto fondotinta. Per
coprire, per nascondere, per negarsi. Ragazze che sanno come ci si veste, come
ci si comporta, come si parla. Pardon, come NON si parla, perché se vuoi uscire
con Ned devi stare zitta. Ragazze che raramente sorridono ma sicuramente non
ridono mai. Che se interpellate, sputano giudizi a denti stretti, senza mai
aprire eccessivamente la bocca. Ragazze che non “lo fanno”, che non godono, che
non amano. Ned accompagna a casa la sua donna “da serata” a Mezzanotte. E
dall’una in poi scopa con tutto quello che trova. Non ha importanza quanto
costa o cosa costa. Abborda donne nei locali, nei cessi, nei parcheggi, sulle strade.
Concorda scopate a tre, a quattro o a mille su internet. Partecipa a festini di
cui il mattino dopo al bar con i suoi scelti amici finge di non ricordarsi.
Capitolo II.
Lisa ha gli
occhi verdi e i capelli lunghi, lisci e chiari. Spettinati, sempre. Lisa ha la
bocca carnosa e il seno abbondante. Ha i fianchi larghi e mangia tre brioche al
cioccolato ogni mattina. Lisa ha le unghie curate, i lineamenti fini. Si muove
come un gatto. Ti guarda con sospetto. Sorride con sarcasmo. E bacia con
passione. Lisa ride a bocca spalancata. Ha pantaloni strappati e mascara
impastato dal giorno prima. Lisa vince tutte le gare di rutti. Lisa ha sempre
la battuta pronta e conosce le cose. E le persone. Lisa presto prenderà una
Laurea in Legge. Lisa vuole fare l’avvocato d’ufficio. “Quello delle cause
perse” dice suo padre. Lisa ama tutte le cause, soprattutto quelle perse. Lisa
ha pochi amici. Ma buoni. Lisa frequenta poco la vita del paese. Non ama le
compagnie numerose. Ne i locali affollati. Ne le Lobotomoteche … ehm …
Discoteche. Lisa va in giro per le città. Le piacciono i festival musicali, i
concerti, le feste all’aperto, le feste di Liberazione. Le grigliate. Le
birrerie. I nuovi sapori e i nuovi colori. Lisa è single. Felicemente single.
Sta aspettando. Crede che le spetti di diritto qualcosa di meglio. Aspetta
qualcuno che la sconvolga. Che le faccia girare la testa. Qualcuno che la
capisca e qualcuno da capire. Lisa non ama i ragazzetti di paese tutti
apparenza e boria. Lisa non ama l’ignoranza e l’ostentazione di ignoranza. Lisa
ama la vita. Lisa ama viversela fino in fondo. Senza sconti e senza rinunce.
Lisa ama lottare fino all’ultimo. Lisa non si arrende. Mai.
Epilogo.
Ora potrei
raccontarvi che Ned e Lisa un giorno s’incontreranno e si ameranno. Potrei dirvi
che lui correggerà il suo iter di vita vuota e vacua. Smetterà con la coca e le
puttane. Incomincerà a far funzionare le sinapsi del cervello. Sceglierà da che
parte della strada vuole stare, smettendo di sbattere continuamente da un
marciapiede all’altro come una piuma persa da un leptospiroso piccione. Potrei
dirvi che Lisa avrà esattamente quello che sta aspettando. Che combatterà
contro la vita in eterno e che vincerà ogni battaglia. Che cambierà le
abitudini nevrotiche e stanche dei ragazzi del suo paese. Che suo padre
accetterà il suo ruolo di legale d’ufficio alla consegna di una targa da parte
della Procura per l’ottimo lavoro svolto da Lisa. Potrei raccontarvi il loro
primo incontro. Il primo rapporto. Lui che le dice “Ti amo!” e lei che dice “Anche
io”. Potrei ma non lo farò. Non so se Lisa e Ned s’incontreranno mai. Non mi è
dato di saperlo ne m’interessa. La verità è che le cose andranno come devono
andare. La verità è che “Tre metri sopra il cielo” è solo un pessimo libro. La
verità è che il mondo è pieno di tanti piccoli Ned e di altrettanto piccole
Lisa. La verità è che bisognerebbe andare oltre lo schema di Ned e
l’ostinazione di Lisa. La verità è che se una donna si fa una scopata con un
tizio non è detto che voglia necessariamente sposarlo. La verità è che spesso a
letto facciamo schifo. La verità è che la verità fa schifo. La verità è che
l’unica cosa che ci tiene in piedi è la verità. La verità è che ognuno ha la
sua verità. La verità è che nessuna conosce la verità. La verità è che non esiste
alcuna verità.
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