domenica 30 settembre 2012

Micro Romanzo: Verità!



Prologo.

La verità è che sono arrabbiata. Così arrabbiata da sentirmi la testa in fumo e le gambe molli. Mi sembra di non avere abbastanza corpo per contenere la rabbia. Di non avere pelle a sufficienza. Sembra che la rabbia esca. Come gli spifferi che entrano sibilando dalle finestre. La rabbia esce dal mio corpo. Come Ken Shiro circondato dalla sua aurea di un azzurro fluorescente. Non importa se non di vede. Io la sento uscire, sento che mi sfugge, sento che non la posso controllare. E non va bene. La rabbia mi possiede e io non ho la possibilità di arginarla. Posso frantumare la terra ad ogni mio passo. Posso spostare le persone che incrocio per strada senza toccarle. Posso fermare gli insetti nell’aria. Posso scansare il vento. La rabbia mi fa fare cose inumane. Mi fa venire voglia di strappare lo spazio tempo e rifugiarmi in un altro posto. Lontano. Lontano dalla rabbia. Ma la rabbia di ora è più forte. È radicata. È cattiva. È vendicativa.
La verità è che non capisco. O forse dovrei dire non capisco più. Si è meglio. Non capisco più. Perché prima capivo. La paura. Negli altri. La sentivo. La vedevo. La riconoscevo. L’annusavo. E la sfuggivo. Potevo farlo perché sapevo ogni cosa della paura. La conoscevo perché ce l’avevo addosso. Nella pelle. Nella carne. Nel sangue. Nella saliva. La paura mi possedeva. Ma andava bene così. Vivevo con lei come con una fedele compagna. Oggi invece è cambiato qualcosa. Vedo ancora la paura. La percepisco. Ma non la sopporto più. Mi acceca, mi asfissia. Desidero morderla. Graffiarla. Ferirla. Strapparla dal corpo di chi ho davanti. La paura mi urta l’anima. Mi costringe a digrignare i denti. Ad alzare la voce. Non la capisco più.
La verità è che ho imparato a conviverci. Non con la rabbia. Ne con la paura. Ho imparato a convivere con il caos che mi possiede. Ho imparato a vivere. Non sopra le righe. Nemmeno sotto. Nemmeno a destra. E nemmeno alla mia amata sinistra. Ho imparato a vivere accentando il fatto che le righe per me non esistono. Ho imparato a scrivere, a disegnare, a ridere, a piangere, ad amare e ad odiare senza righe. Ho imparato a rispettare lo spazio del foglio infinito e bianco che mi è stato messo davanti da bambina. Ho imparato che gli equilibri per me non esistono. Che la calma sarà solo una parola. Che le mezze misure non mi apparterranno mai. E che non posso scappare da me stessa.
La verità è che a volte non è facile. A volte, solo a volte, lo giuro. Vorrei avere ambizioni standard. Sogni codificati. Progetti approvati dalla coscienza comune. Atteggiamenti prevedibili. Parole abusate. Pensieri accettabili. E allora mi prende ancora la paura. Mi prende le gambe e le braccia. Mi prende come un amante egoista che finisce in 5 minuti per soddisfare il suo bieco piacere carnale. Mi prende e mi lascio prendere. E la mia resa mi fa arrabbiare. Di quella rabbia così devastante da sentirmi la testa in fumo e le gambe molli …

Capitolo I.

Ned ha 27 anni ed è bello. Bello da togliere il fiato. Bello da sconvolgere. Bello al punto che tutto gli è dato. E tutto gli è concesso. Ned è bello e lo sa. Gira per il suo paesello di provincia come un sovrano. Come il Re Sole. Ned indossa solo abiti firmati e griffati. Ned non segue mai la moda. L’anticipa. Ned si siede al Bar dei V.I.P. con il suo crocchio di amici scelti e belli. Almeno come o quanto lui. Di più sarebbe impensabile. Ned ha un buon lavoro. Ha abbastanza soldi. Ned ha una bella macchina, un bel cane e un bel pusher. Solo coca, solo roba buona e solo la domenica, dopo la messa. Ned esce solo con un certo tipo di ragazze. Quelle magre, intanto. Capelli lisci, ordinati, sempre. Il trucco perfetto. Mascara, ombretto, rossetto e fondotinta. Molto fondotinta. Per coprire, per nascondere, per negarsi. Ragazze che sanno come ci si veste, come ci si comporta, come si parla. Pardon, come NON si parla, perché se vuoi uscire con Ned devi stare zitta. Ragazze che raramente sorridono ma sicuramente non ridono mai. Che se interpellate, sputano giudizi a denti stretti, senza mai aprire eccessivamente la bocca. Ragazze che non “lo fanno”, che non godono, che non amano. Ned accompagna a casa la sua donna “da serata” a Mezzanotte. E dall’una in poi scopa con tutto quello che trova. Non ha importanza quanto costa o cosa costa. Abborda donne nei locali, nei cessi, nei parcheggi, sulle strade. Concorda scopate a tre, a quattro o a mille su internet. Partecipa a festini di cui il mattino dopo al bar con i suoi scelti amici finge di non ricordarsi.

Capitolo II.

Lisa ha gli occhi verdi e i capelli lunghi, lisci e chiari. Spettinati, sempre. Lisa ha la bocca carnosa e il seno abbondante. Ha i fianchi larghi e mangia tre brioche al cioccolato ogni mattina. Lisa ha le unghie curate, i lineamenti fini. Si muove come un gatto. Ti guarda con sospetto. Sorride con sarcasmo. E bacia con passione. Lisa ride a bocca spalancata. Ha pantaloni strappati e mascara impastato dal giorno prima. Lisa vince tutte le gare di rutti. Lisa ha sempre la battuta pronta e conosce le cose. E le persone. Lisa presto prenderà una Laurea in Legge. Lisa vuole fare l’avvocato d’ufficio. “Quello delle cause perse” dice suo padre. Lisa ama tutte le cause, soprattutto quelle perse. Lisa ha pochi amici. Ma buoni. Lisa frequenta poco la vita del paese. Non ama le compagnie numerose. Ne i locali affollati. Ne le Lobotomoteche … ehm … Discoteche. Lisa va in giro per le città. Le piacciono i festival musicali, i concerti, le feste all’aperto, le feste di Liberazione. Le grigliate. Le birrerie. I nuovi sapori e i nuovi colori. Lisa è single. Felicemente single. Sta aspettando. Crede che le spetti di diritto qualcosa di meglio. Aspetta qualcuno che la sconvolga. Che le faccia girare la testa. Qualcuno che la capisca e qualcuno da capire. Lisa non ama i ragazzetti di paese tutti apparenza e boria. Lisa non ama l’ignoranza e l’ostentazione di ignoranza. Lisa ama la vita. Lisa ama viversela fino in fondo. Senza sconti e senza rinunce. Lisa ama lottare fino all’ultimo. Lisa non si arrende. Mai. 

Epilogo.

Ora potrei raccontarvi che Ned e Lisa un giorno s’incontreranno e si ameranno. Potrei dirvi che lui correggerà il suo iter di vita vuota e vacua. Smetterà con la coca e le puttane. Incomincerà a far funzionare le sinapsi del cervello. Sceglierà da che parte della strada vuole stare, smettendo di sbattere continuamente da un marciapiede all’altro come una piuma persa da un leptospiroso piccione. Potrei dirvi che Lisa avrà esattamente quello che sta aspettando. Che combatterà contro la vita in eterno e che vincerà ogni battaglia. Che cambierà le abitudini nevrotiche e stanche dei ragazzi del suo paese. Che suo padre accetterà il suo ruolo di legale d’ufficio alla consegna di una targa da parte della Procura per l’ottimo lavoro svolto da Lisa. Potrei raccontarvi il loro primo incontro. Il primo rapporto. Lui che le dice “Ti amo!” e lei che dice “Anche io”. Potrei ma non lo farò. Non so se Lisa e Ned s’incontreranno mai. Non mi è dato di saperlo ne m’interessa. La verità è che le cose andranno come devono andare. La verità è che “Tre metri sopra il cielo” è solo un pessimo libro. La verità è che il mondo è pieno di tanti piccoli Ned e di altrettanto piccole Lisa. La verità è che bisognerebbe andare oltre lo schema di Ned e l’ostinazione di Lisa. La verità è che se una donna si fa una scopata con un tizio non è detto che voglia necessariamente sposarlo. La verità è che spesso a letto facciamo schifo. La verità è che la verità fa schifo. La verità è che l’unica cosa che ci tiene in piedi è la verità. La verità è che ognuno ha la sua verità. La verità è che nessuna conosce la verità. La verità è che non esiste alcuna verità.


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