Lui
mi ha chiesto cosa non va oggi almeno 10 volte. Ho risposto “Niente” ma non
l’ho convinto così si è offeso e mi ha sbattuto il telefono in faccia. Ho
mentito male. Avrei potuto fare meglio con minor sforzo. Ma mentire con Lui è
più difficile. Mentire con Lui quando ti ha appena svegliata, poi! Impossibile!
Anche per una ballista di grande livello come me. Fosse stato qualcun altro
avrei detto “Sono solo stanca” “Ho un po’ d’influenza” “Ho avuto una settimana
di tensione” o qualche altro asso che tengo sempre pronto. Ma mentendo a Lui e
mentendo su questo punto sarebbe stato un passo indietro. E io, come politica
personale, ne faccio solo avanti. Fornirgli una frottola sbrigativa mi sembrava
davvero un grande torto. Uno sgarbo. Lui merita chiarezza e la merita perché
l’istinto mi dice che potrebbe capire.
Già … ma come faccio a spiegare quello che ho in testa oggi? Come posso dirgli che oggi è solo uno di quei giorni. No, niente cicli ormonali. Oggi è uno di quei giorni in cui io sono “strana”. È uno di quei giorni in cui vorrei avere gli artigli della tigre che ho visto in Xiaolin Showdown e lacerare il sistema spazio-tempo per nascondermi fuori dal mondo almeno una decina di ore. Non molto, giusto il tempo per sedermi e riprendere fiato. Ordinare i pensieri e togliermi un po’ di polvere dalle spalle. Oggi è un giorno di quelli. Un giorno in cui sono arrabbiata e non so perché. Un giorno in cui il mio disagio non ha nomi. Un giorno in cui le persone mi danno fastidio. Non tutte. Solo quelle con cui normalmente condivido il niente. Un giorno in cui vorrei essere invisibile e camminare per le strade senza dovermi fermare di fronte alle convenzioni della cortesia e dei saluti. Un giorno in cui Folla vuol dire stress e odore di aglio, alcol, fumo e sudore. Un giorno di solitudine e di lontananza.
Mi capitano giorni così. Se va bene una volta al mese Se va male anche un mese intero. La verità è che non riesco ancora a gestirli. Non capisco le cause che li portano. Ne i segnali precursori. So solo che arriva un momento in cui mi sento nervosa e aggressiva e improvvisamente sento il bisogno di solitudine e di distacco come quello dell’acqua per un assetato. Ma non c’è acqua per la mia bocca. Non posso scappare o sparire. E ogni volta mi tocca accontentarmi di chiudermi in camera con cuscino e coperta tra le gambe seduta a terra a guardare fuori dalla finestra. O sedermi di fronte al PC sperando che lo schermo bianco di Word mi porti qualche consiglio.
Avrei voluto spiegare tutto questo a lui. Ma il dubbio di non essere compresa o di “impaurirlo” con l’amaro della mia giornata, mi ha bloccata. Sono questi stessi dubbi che mi fermano il passo. Questi dubbi che mi impediscono di aprire l’album e mostrargli ogni cosa. Ciò che c’è di buono e ciò che c’è di marcio. Continuo a trattenermi ed è un male. In milioni di sfumature ho trovato un rifugio dove nascondermi per troppo tempo. E ora? Cosa gli mostro? Il fuoco, l’acqua e il vento. Le lacrime, i sorrisi, la rabbia, la calma, la paura, il delirio. L’equilibrio di ogni strappo con il successivo che fa di me la donna che sono. Come lo fanno questi giorni. Il punto non è saperlo. Il punto è spiegarlo.
Già … ma come faccio a spiegare quello che ho in testa oggi? Come posso dirgli che oggi è solo uno di quei giorni. No, niente cicli ormonali. Oggi è uno di quei giorni in cui io sono “strana”. È uno di quei giorni in cui vorrei avere gli artigli della tigre che ho visto in Xiaolin Showdown e lacerare il sistema spazio-tempo per nascondermi fuori dal mondo almeno una decina di ore. Non molto, giusto il tempo per sedermi e riprendere fiato. Ordinare i pensieri e togliermi un po’ di polvere dalle spalle. Oggi è un giorno di quelli. Un giorno in cui sono arrabbiata e non so perché. Un giorno in cui il mio disagio non ha nomi. Un giorno in cui le persone mi danno fastidio. Non tutte. Solo quelle con cui normalmente condivido il niente. Un giorno in cui vorrei essere invisibile e camminare per le strade senza dovermi fermare di fronte alle convenzioni della cortesia e dei saluti. Un giorno in cui Folla vuol dire stress e odore di aglio, alcol, fumo e sudore. Un giorno di solitudine e di lontananza.
Mi capitano giorni così. Se va bene una volta al mese Se va male anche un mese intero. La verità è che non riesco ancora a gestirli. Non capisco le cause che li portano. Ne i segnali precursori. So solo che arriva un momento in cui mi sento nervosa e aggressiva e improvvisamente sento il bisogno di solitudine e di distacco come quello dell’acqua per un assetato. Ma non c’è acqua per la mia bocca. Non posso scappare o sparire. E ogni volta mi tocca accontentarmi di chiudermi in camera con cuscino e coperta tra le gambe seduta a terra a guardare fuori dalla finestra. O sedermi di fronte al PC sperando che lo schermo bianco di Word mi porti qualche consiglio.
Avrei voluto spiegare tutto questo a lui. Ma il dubbio di non essere compresa o di “impaurirlo” con l’amaro della mia giornata, mi ha bloccata. Sono questi stessi dubbi che mi fermano il passo. Questi dubbi che mi impediscono di aprire l’album e mostrargli ogni cosa. Ciò che c’è di buono e ciò che c’è di marcio. Continuo a trattenermi ed è un male. In milioni di sfumature ho trovato un rifugio dove nascondermi per troppo tempo. E ora? Cosa gli mostro? Il fuoco, l’acqua e il vento. Le lacrime, i sorrisi, la rabbia, la calma, la paura, il delirio. L’equilibrio di ogni strappo con il successivo che fa di me la donna che sono. Come lo fanno questi giorni. Il punto non è saperlo. Il punto è spiegarlo.
Nessun commento:
Posta un commento